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mercoledì 3 settembre 2014

Una absolut

E’ una absolut ghiacciata. Vodka. Buona. Al tavolino del solito bar. Che solito lo è davvero, nello scrigno dei luoghi che sono casa. Insieme alle facce e alle parole. Senza abitudine, che quella è un’altra cosa. E’ un comodo sofà, una noiosa pigrizia, un facile rifugio. Il solito del cuore è la tua identità. E’ tutto quello che è fuori dalle finzioni, quello che esprime niente altro che quello che sei.
E poi c’è la seconda. Una tira l’altra. A sciogliere le spalle prima della lingua, a liberare il sorriso, a far brillare il cielo senza stelle. Lucida, sempre. Che basta solo quel pizzico di euforia per rimetterti dritta, in pace, in faccia all’orizzonte. Anzi ci vuoi essere, intera.
D’altra parte è così. Ogni giorno nella scatola. Per ore fatte di troppi minuti. In mezzo al niente che si improvvisa tutto, tra mani che sembrano artigli, con le orecchie stanche di quei piedi che battono nervosi e veloci. Già, tu in quella miseria di realtà ti fai triste e ansiosa. Stringi i denti fino a sera, fino al tavolino del solito bar, con la absolut ghiacciata. Lì la vita ti accarezza come tu accarezzi lei.
Lo so, pensi che non è giusto. Hai ragione, non lo è. Non si dovrebbe aspettare il buio per respirare, non si vorrebbe credere che esistono mattine e pomeriggi inutili, non si potrebbe immaginare mondo più brutto. Ogni absolut è un passo per dimenticare, un passo per resistere, un passo per sognare.

Qualcosa di te sarà. Forse un po’ è già, in quella atmosfera, sotto il cielo nero rischiarato dalla tua brillante leggerezza. Roba da sballo è la tua testa. Roba da sballo è quella forza che si sta facendo largo, tra rigori assurdi, monotonie cieche, confini insopportabili. Bella, tu. Che pian piano rialzi la testa e cerchi la strada.

mercoledì 30 luglio 2014

Vaffanbip

Che qualche volta è roba da sballo. Non tanto il vaffanbip, fuori eleganza e ordinanza, quanto il liberatorio distacco da qualcosa o qualcuno. Non mi riferisco alle rotture da litigio ma al sano vaffanbip a una catena mentale, a un luogo, a una routine, a un’ossessione. Alla maturazione di uno stato di serena indipendenza da qualche vecchio e odioso lacciuolo, uno di quei terribili e ingombranti limiti al cammino noti come palle al piede. L’abbandono di chi soffoca le nostre espressioni, la felice e matura emancipazione da un circolo vizioso di cose e persone.
Vaffanbip.
Di quelli da sospiro di sollievo e gioia ad alta velocità. Praticamente una medicina con effetti portentosi. Che se incroci uno specchio ti fa vedere con gli occhi che brillano, distesi e compiaciuti. Neanche fossi in vacanza da un millennio!
Vaffanbip alla noia e alla paura. Evviva. Fuori da, oltre i, proiettato verso. Che è un po’ come scaricare il fardello dalle spalle e lanciarlo a tutta forza in fondo al mare. Via, per sempre. Con tutta la leggerezza che ne deriva, nel corpo e nell’anima. Droga buona il vaffanbip al momento giusto, quando la misura è colma e il coraggio arriva alla bocca.

Vaffanbip. E il passo si fa trotterellante.

giovedì 3 luglio 2014

Sballo da connessione

Ogni mattina prima di connetterci alla rete colleghiamoci alla vita.
Internet può aspettare, il mondo invece merita la nostra presenza subito. Possibilmente sveglia e brillante.
Testa e cuori saldi e pronti. E avanti con lo sballo. Sotto l’uragano dei sensi. Con le mani in pasta. Con le gambe in moto. Sentire, vedere, fare. Mettere insieme fatti e parole, respiri e progetti.

Il bene o il male ci acchiappano come e quando vogliono, se ne fottono dei nostri bronci e delle nostre lusinghe. Comunque resta sempre infinitamente più gagliardo esserci che trascinarsi. Ecco, basta aprire gli occhi, rimboccarsi le maniche, accendere i motori e schiudere il sorriso. 

mercoledì 2 luglio 2014

Mescolati godiamo

Il miglior viatico per una serena, splendente e perfino autorevole dignità è lo sprezzo di qualsiasi malsano istinto di superiorità.
A me facevate paura, voi saccenti, snob, razzisti e dintorni. Poi avete preso a farmi ribrezzo. Oggi sinceramente mi muovete solo compassione.
Che la vita possa illuminarvi, accidenti. Quello che mi tieni in piedi, sempre, è la consapevolezza di essere niente e nessuno ma di avere cuore e testa per accogliere, inseguire, respirare qualcosa e qualcuno.

Roba da sballo la vita pronta ad essere vissuta, fino in fondo. Per scoprire, imparare, amare, ridere. Disposti a tutto per una bella emozione, ecco, questa dovrebbe essere la didascalia sotto la foto di uomini e donne.

mercoledì 4 giugno 2014

Che figata!

Che figata. Magari è un dono a sorpresa. Un paesaggio di quelli che sognavi. Un micio che fa moine. Un film al cinema.
La torta della tua amica provetta in cake design. O i due chili che ti ha tolto la bilancia dopo i crampi della fame e gli allenamenti.
Che figata. Piccola o grande. L’attimo che ti piace merita l’esclamazione. Quel sorriso beato che ti illumina la faccia. E magari un brivido sulla pelle da emozione pura.
Che figata. Stupirsi, eccitarsi. Senza andare in capo al mondo a fare free climbing o in pista a 300 km all’ora. Senza barcollare e senza sballarsi. Senza le paranoie del prima e dopo. Senza buttarsi via. Lucidi e entusiasti. Tutta roba buona, genuina. Distillati di allegria o di soddisfazione. Con il palato che gusta, l’occhio che apprezza, la testa che si rilassa, il cuore che esulta. E magari pure lo specchio che ti fa l’occhiolino.
Echissenefrega se è banale fare pensieri così, illudersi che si possa avere tutti il tempo per esserci senza polverina, andare ogni giorno a caccia di schegge di felicità.
Echissenefrega se sei out solo perché qualcuno ha sbagliato le categorie di in e out. Che poi a dirla tutta, appunto, out sono loro.

Che figata. Esercitare il diritto di libertà naturale. Ci sei. Davvero, davvero. Echissenefrega se non hai la baldoria o il coraggio a comando. Anzi. Che figata la tua vita di alti e bassi. Come la mia.